Romanico Ascolano



L’impianto della città medievale ascolana è caratterizzato dalla presenza di numerosi luoghi di culto legati alla crescita della popolazione che in età comunale si trasferì in città, dalle campagne, per intraprendere attività artigianali e commerciali. Di questo periodo rimane ancora oggi un nucleo consistente formato, oltre al Battistero, da sedici chiese romaniche, che costituiscono un itinerario di grande suggestione.Il Romanico ascolano si caratterizza per l’estrema semplicità delle linee, unita alla ricchezza dei particolari architettonici quali rosoni, monofore, bifore, scodelle, cornici, lunette e statue, come possiamo osservare nella chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio: aspetti notevoli di questa sono la facciata, formata da 64 formelle quadrate, un tempo contenenti affreschi, il portale con le lunette e la cripta, che presenta un pozzo un tempo alimentato da una sorgente di acqua ritenuta curativa. Per quanto riguarda gli affreschi duecenteschi, le chiese ascolane del periodo ne conservano il più ragguardevole corpus presente nelle Marche, a cui si sono aggiunti a metà del Trecento gli affreschi giotteschi del Maestro di Offida, probabilmente un monaco a capo di un gruppo di pittori rimasti ignoti. Gli affreschi costituivano il materiale per la catechizzazione del popolo attraverso le immagini. Un tipico esempio del Romanico ascolano, è rappresentato dalla chiesa di San Vittore, una struttura austera e al tempo stesso sfarzosa, esistente già nel 996. La chiesa attuale è frutto di un’opera di ricostruzione effettuata nella metà del secolo XIII. Si tratta probabilmente della più antica struttura basilicale tra quelle realizzate in Ascoli nel corso del Duecento, come dimostra l'interno della stessa, caratterizzato da evidenti asimmetrie ed irregolarità, che manifestano il carattere “sperimentale” dell'organismo architettonico. Le pareti esterne sono dominate da una rigorosa essenzialità e ripropongono gli elementi salienti dell’espressione architettonica del Duecento ascolano: le superfici animate dal risalto delle cornici a gola, il rosone frontale, la croce di bacini ceramici. Come San Vittore, anche le chiese S. Tommaso e S. Venanzio hanno conosciuto una totale ricostruzione nella seconda metà del secolo XIII. La chiesa di S. Tommaso è compresa nell'area dell'anfiteatro romano, i cui resti sono stati individuati proprio nel piazzale antistante all'edificio. Pilastri e colonne, alternandosi, evidenziano il rigore dell'impostazione spaziale e l'ampia facciata, corredata dall'alta torre campanaria, ripropone i caratteri tipici delle chiese duecentesche ascolane. L'interno della chiesa di San Venanzio è stato completamente rinnovato nel secolo XVII e, come hanno mostrato le indagini condotte nel corso dei restauri, esso dovette essere molto simile e all'incirca contemporaneo all'interno di S. Tommaso.La chiesa di Sant'Ilario, sfortunatamente trasformata ad uso colonico, era originariamente annessa ad un monastero romualdino fondato tra il 1048 e il 1068 e in seguito passato, nel 1137, sotto la giurisdizione dell'eremo di Fonte Avellana. Pur arricchendo l'insieme con particolarità decorative, i costruttori hanno dato forma ad una struttura estremamente sobria, dalle linee architettoniche piuttosto essenziali. Una tale linearità d'altronde era perfettamente in sintonia con la più severa tradizione benedettina, come rientra nello stesso ambito il gusto dell'inserimento di elementi di riuso, che permettono di inserire questa chiesa in quel contesto storico e artistico fortemente influenzato dal monachesimo farfense.Una delle più antiche chiese ascolane è Santa Maria Intervineas, fondata nel secolo V, il cui appellativo “inter vineas” (tra le vigne), attestato per la prima volta nel 1179, deriva probabilmente dalle coltivazioni che un tempo si trovavano intorno alla chiesa. Quest'ultima, insieme all'isolata torre campanaria, è frutto di un'opera di ricostruzione effettuata nella seconda metà del secolo XIII, quando l'edificio venne rialzato di oltre un metro su tutta l'area navale. Da notare le feritoie che si aprono sulla parete di fondo della chiesa, qualificandola cosi come organismo difensivo (chiesa-fortezza).La chiesa di San Salvatore di sotto, cosi denominata per distinguerla dall'omonima “di Sopra” che sorgeva fuori di Porta Romana, è attualmente compresa nel rione delle Caldaie, alle falde del Colle S. Marco. Originariamente isolata dall'alto di un poggio in aperta campagna e connessa ad un monastero benedettino fondato da san Romualdo di Ravenna, oggi la chiesa, rimaneggiata e fortemente deperita, è soggetta ad un radicale intervento di ripristino.Tra i più importanti monasteri dell'Ascolano compare il cenobio di S. Angelo Magno ( originariamente: S. Michele Arcangelo) che era destinato alle ancillae Dei, ovvero le monache benedettine di origine longobarda, e assunse in questo senso rilevanza assoluta, poiché nessun'altro monastero femminile ebbe mai nell'intero territorio piceno in tutto l'arco del Medioevo una ricchezza patrimoniale e una forza rappresentativa paragonabili a quelle del cenobio dedicato al patrono dei Longobardi. La chiesa ha conosciuto numerosi interventi di ristrutturazione che si sono succeduti in più fasi: la splendida facciata è databile alla seconda metà del secolo XIII mentre la zona presbiteriale e la base della torre campanaria fanno riferimento ad una fase costruttiva più antica, risalente alla prima metà del secolo XII. Sempre a quest'ultima sono pertinenti gli affreschi romanici attualmente visibili nel sottotetto del presbiterio, con otto maestose figure di Profeti.4La chiesa di S. Giacomo sorge nell'area settentrionale della città antica, nell'ambito maggiormente interessato dall'edilizia civica medievale e, solida nella sua posizione isolata, costituisce un fulcro di grande significato estetico ed urbanistico.La chiesa di S. Gregorio è costituita dalle strutture di un tempio corinzio databile al I secolo a. C., e rappresenta quindi perfettamente quel rapporto di continuità tra l'antico e il Medioevo che caratterizza l'identità culturale ascolana.S. Maria delle Donne è stata edificata fuori di Porta Romana a servizio di un monastero di Clarisse istituito nel 1232-33. La grazia della nitida facciata è conferita dagli elementi tipici dell'architettura duecentesca ascolana: la politezza della superficie muraria cesellata dalle cornici a gola, i bacini maiolicati disposti a croce, l'ampio rosone, arricchito nella ghiera da un quasi impercettibile motivo a treccia, il portale con la ghiera esterna a sesto falcato.La chiesa dei Santi Matteo ed Antonio, attualmente dedicata ai Santi Pietro e Paolo, è situata nel quartiere di Campo Parignano, nei pressi del Torrente Chiaro. Con tutta probabilità è con questo edificio che si afferma ad Ascoli il modello dell'aula mononavale suddivisa in campate dagli archi-diaframma ( qui sostituiti nel secolo XVIII da travature lignee controsoffittate dalle attuali volte a crociera): questo schema architettonico si può infatti ricollegare ai refettori e alle chiese mononavali dell'edilizia cistercense.La chiesa di S. Pietro in Castello, sorta già nel secolo VIII presso quella che doveva essere la sede della vita pubblica in età altomedievale, venne demolita e poi ricostruita nella seconda metà del secolo XV. La facciata attuale, pur essendo parte integrante del ricostruito edificio, ripropone alcuni elementi caratteristici della facciata più antica, tra cui, in particolare, l'elaborato e stupendo rosone, caratterizzato da una vivida varietà di forme.Le chiese di S. Giuliano, S. Andrea e S. Croce, simili sia nella struttura – tutte quante presentano la consueta suddivisione in campate ottenuta tramite archidiaframma, riflessa all'esterno da una successione di caratteristici contrafforti- sia nell'uso improprio a cui sono adibite, si trovano nell'area sud-occidentale del centro storico, nei pressi di Porta Romana, e sono databili agli ultimi decenni del secolo XIII. S. Giuliano è stata rimaneggiata da Agostino Cappelli all'inizio del secolo scorso. La peculiarità di S. Andrea è il fianco sinistro, rivolto verso corso Mazzini e notevole per l'accurata lavorazione della parete (in parte originariamente affrescata) e per la presenza di un portale la cui lunetta è arricchita da un altorilievo con la raffigurazione della Madonna in trono col Bambino e i Santi. All'interno si notano interessanti brani di affreschi trecenteschi, in parte ricollegabili all'opera del Maestro di Offida ed inoltre un notevole S. Michele Arcangelo databile alla fine del secolo XIII. S. Croce è priva della campata frontale e presenta alcune tracce di affreschi trecenteschi: una notevole Crocifissione è visibile grazie ad una nicchia esterna su un lato del primo pilastro a sinistra.

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